Alcune interviste di Mario Monicelli (tra cui quella a "Rai per una notte" di Michele Santoro) che raccontano del regista, dell'uomo e degli italiani.
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Il Cinema di Mario Monicelli



Personaggio insolito nel quadro di un cinema perbenista, o melodrammatico, ha sconvolto le regole educate della commedia inaugurando una stagione di aggressività comico-farsesca che attinge alla veneranda tradizione della poesia burlesca. Inizia giovanissimo nel 1934 con un cortometraggio muto in 16mm con Alberto Mondadori, "Il cuore rivelatore", tratto da un racconto di Poe. Nel 1935, sempre in coppia con Alberto Mondadori, affronta il suo primo lungometraggio con "I ragazzi della via Paal" e vince a Venezia il premio per il miglior film a passo ridotto. Con Steno fa il suo vero esordio alla regia nel 1949 con "Totò cerca casa" e proseguono a collaborare in otto film tra cui "Guardia e ladri" (1951), dove tiene a bada le intemperanze di una "marionetta" come Totò in coppia con Aldo Fabrizi. Nel 1958 si presenta in proprio con "I soliti ignoti", storia di una beffa che il destino gioca a un gruppo di sprovveduti ladruncoli individuando il tema della sua comicità amara, imperniata sulle ambizioni sbagliate e sull'inutile arrabattarsi dei poveracci condannati a restare poveracci. Si conclama con questo film come autore nazional-popolare ma irrispettoso di ogni retorica, pessimista, cinico, feroce, demistificatore di sacralità e continuamente alla ricerca delle umane debolezze dei suoi personaggi. Da questo momento riuscirà a coniugare successo al botteghino e critica grazie anche ai suoi più fedeli collaboratori come Suso Cecchi D'Amico, Age e Scarpelli. In "La grande guerra" (1959), Leone d'oro a Venezia , manda due soldatini allo sbaraglio e li fa morire (Alberto Sordi e Vittorio Gassman) non mancando di sottolineare le condizioni assurde in cui i soldati italiani hanno affrontato la prima guerra mondiale e giocando beffardemente con le vigliaccherie e il fare cialtronesco dei compatrioti. "I compagni" (1963) narra, invece, con commossa partecipazione la vicenda di un sindacalista (Marcello Mastroianni) all'alba del socialismo italiano. Arriviamo al 1966 ed, anche, alla sua opera preferita, "L'armata Brancaleone" dove porta a spasso per l'Italia medievale un branco di straccioni che inseguono vanamente la fortuna e trovano spaventosi guai. "La ragazza con la pistola" è del 1968 e con una stupenda Monica Vitti tratta del tentativo di emancipazione sessuale della donna del Sud. Negli anni '70 "Romanzo popolare", il famosissimo "Amici miei" e "Un borghese piccolo piccolo" con un Alberto Sordi tra i più drammatici ed intensi. "Speriamo che sia femmina" (1986) irride alla viltà maschile e amabilmente graffia la generosità femminile. "Parenti serpenti" (1992) è un ritratto cinico della crudeltà familiare. Continua a lavorare negli anni '90, anni di crisi del cinema italiano, con "Cari fottutissimi amici" (1994) (con un cast che va da Villaggio a Troisi, Melato, Placido), con "Facciamo paradiso" (1995) e "Panni sporchi"(1999). L'ultimo film "Le rose nel deserto" (2006) parla di nuovo di guerra e mette in luce una visione antieroica dell'esercito italiano. Sessant'anni di carriera, una vita dedicata al cinema ed a osservare la realtà della società italiana con occhio critico, cinico, feroce e disincantato. Come dimenticare "Il marchese del Grillo" (1981), cinismo e cialtroneria allo stato puro, ed "I nuovi mostri" (1977) con una coppia di attori formidabile, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Tanti i premi ed i riconoscimenti. Quattro nomination all'Oscar come film straniero con "I soliti ignoti", "La grande guerra", "La ragazza con la pistola" e "I nuovi mostri e due per la sceneggiatura con "I compagni" e "Casanova 70". Due Leoni d'Oro per miglior film con "La grande guerra" e un altro alla carriera nel 1991. Nastri d'Argento per la sceneggiatura con "I soliti ignoti", "Il marchese del Grillo", "Speriamo che sia femmina" e "Un borghese piccolo piccolo". Premio miglior regia al Festival di Berlino con "Il marchese del Grillo" nel 1982 e per "Padri e figli" nel 1957 e "Caro Michele" nel 1976. Tanti i David di Donatello per "Speriamo che sia femmina"(alla regia, sceneggiatura e come miglior film), per "Un borghese piccolo piccolo" (alla regia) e per "Il male oscuro".CITAZIONE CINEMATOGRAFICA #45
Brancaleone: Quella pallida ma appetibile chi è?
Teofilatto: Mia sorella.
Brancaleone: No, intendo quella a latere con la faccia di baldracca.
Teofilatto: Mia matre.
Abacuc: Ah!
Teofilatto dei Leonzi (Gian Maria Volonté) e Brancaleone da Norcia (Vittorio Gassman) in "L'armata Brancaleone" (1966) di Mario Monicelli
Mario Monicelli: un anno fa moriva un maestro del cinema italiano e un italiano "diverso"
Mario Monicelli moriva un anno fa e lo faceva da Mario Monicelli. Personaggio insolito nel quadro di un cinema perbenista, o
melodrammatico, ha sconvolto le regole educate della commedia
inaugurando una stagione di aggressività comico-farsesca che attinge
alla veneranda tradizione della poesia burlesca.
David di Donatello 2011: i vincitori tra Risorgimento e polemiche sul cinema italiano
Ieri pomeriggio, trasmessa ieri notte in differita su Rai1, si è tenuta la 55° edizione dei David di Donatello, gli Oscar del cinema italiano. La cerimonia di premiazione, condotta da Tullio Solenghi, è stata all'insegna dell'anniversario dell'Unita d'Italia, delle riflessioni sullo stato del cinema italiano (tra buoni incassi e polemiche sugli aiuti finanziari del governo) e di alcune dediche molto speciali. Ad aprire la serata l'inno di Mameli con le parole di Tullio Solenghi : "Se Garibaldi ha fatto l'Italia, Alberto Sordi, Visconti, Rossellini, Antonioni, tanto per citare qualche nome, hanno fatto gli italiani con la loro arte". E come da previsioni è proprio il film sul Risorgimento di Mario Martone, "Noi credevamo", a conquistare il maggio numero di statuette, miglior film e migliore sceneggiatura oltre quelle per trucco, costumi, scenografie, acconciature e fotografia.
Amici miei, arriva nelle sale mercoledì il prequel del film cult di Monicelli...stavolta ci tocca Neri Parenti. A voi i commenti. Cast e Trailer
Monicelli ormai è scomparso e non può vedere nè giudicare (potrebbe essere una fortuna) il prequel di "Amici miei" diretto da Neri Parenti...Lo stesso regista ha dichiarato che il soggetto originale del nuovo Amici miei è degli stessi autori storici Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e Tullio Pinelli anche loro scomparsi, sappiamo però che tra gli autori c'è anche l'onnipresente Fausto Brizzi. Vogliamo essere privi di pregiudizi e vogliamo stare alle parole di Neri Parenti, che dopo tanti dubbi sollevati sul web e sulla stampa scrive una lettera aperta al Corriere della sera e dice:
Anticipazioni del 61° Festival del Cinema di Berlino : Aprono i Coen, Isabella Rossellini presidente di giuria, nessun film italiano in concorso


61° Festival del Cinema di Berlino, torna la Berlinale, il meglio del cinema internazionale indipendente dal 10 al 20 febbraio. Apre questa 61° rassegna "True Grit", western dei fratelli Coen e remake de "Il Grinta" del 1969 con John Wayne diretto da Henry Hathaway. I fratelli Coen tornano a Berlino dopo che nel 1998 presentarono il grande Lebowski proprio con Jeff Bridges protagonista della loro nuova pellicola. Per la terza edizione consecutiva nessun film italiano in concorso (l'ultima edizione con un film italiano risale al 2008 con Caos Calmo di Antonello Grimaldi con Nanni Moretti) ma, in compenso, Isabella Rossellini sarà presidente della giuria internazionale del Festival. Gli organizzatori hanno anche già comunicato che l'Orso d'Oro alla carriera andrà a Armin Mueller-Stahl, attore tedesco candidato all' Oscar nel 1996 per Shine e interprete di numerosi film diretti da grandi registi come Costa Gravas, Jim Jarmusch, Steven Soderbergh e Ron Howard nel più recente "Angeli e demoni". In omaggio alla memoria di Mario Monicelli, nella Sezione Berlinale Speciale (in memoriam), viene trasmessa la pellicola "Il marchese del Grillo" con la quale Monicelli, proprio a Berlino, nel 1982 vinse un "Orso d'Argento per la regia. Come di consueto alla Berlinale viene presentato un cult restaurato, nella Sezione Berlinale Special, e questa volta tocca a "Taxi Driver" di Martin Scorsese, con Robert De Niro e Jodie Foster, che conquistò la Palma d'Oro al Festival di Cannes nel 1976. Saranno presenti due film italiani: nella Sezione Special "Gianni e le donne" di Gianni Di Gregorio, al suo secondo lungometraggio dopo "Il pranzo di ferragosto" con il quale vinse il David di Donatello come migliore regista nel 2008, e "Qualunquemente", nella sezione Panorama, il personaggio di Cetto La Qualunque di Antonio Albanese.L'armata Brancaleone (1966) di Mario Monicelli
L'armata Brancaleone
GENERE: Commedia, Storico
ANNO: 1966 DATA:
NAZIONALITÀ: Spagna, Francia, Italia
REGIA: Mario Monicelli
CAST: Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volonté, Maria Grazia Buccella, Barbara Steele, Enrico Maria Salerno
VOTO: cult
GENERE: Commedia, Storico
ANNO: 1966 DATA:
NAZIONALITÀ: Spagna, Francia, Italia
REGIA: Mario Monicelli
CAST: Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volonté, Maria Grazia Buccella, Barbara Steele, Enrico Maria Salerno
VOTO: cult
E' morto Mario Monicelli: uomo di cinema e narratore della storia italiana
Si è spento ieri intorno alle 21 volando dal quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma, era ricoverato da domenica, aveva 95 anni e soffriva da tempo di un tumore alla prostata. Nato il 15 maggio del 1915 a Viareggio (un finto toscano, in realtà ci ha vissuto davvero poco), figlio del critico teatrale Tommaso, morto anche lui suicida, laurea in storia e filosofia a Pisa. Capostipite e padre della commedia italiana insieme a Dino Risi, Steno, Luigi Comencini. Il corpo del regista è stato trovato dal personale sanitario dell'ospedale a terra nei viali vicino alle aiuole, non ha lasciato nessun biglietto di spiegazione del suo gesto (ma non c'era niente da spiegare, era stanco). Sul posto sono arrivati amici e familiari e sono giunti gli agenti del commissariato Celio e la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Su questo evento il commento di Michele Placido mi sembra il più giusto: "Il suicidio non me l'aspettavo, ma bisogna rispettare questa sua decisione, Mario era uno che aveva insegnato a tutti il rispetto delle regole e della tolleranza e cosi' se qualcuno gli avesse chiesto perche' il suicidio avrebbe risposto: saranno pure i fatti miei''. Veronesi : ''Non so che cosa si dira' domani di quello che e' successo, ma una cosa va detta: non ho mai sentito nessuno che si suicida a novantacinque anni. Era davvero speciale''. Queste due commenti per rispondere a quello che si potrebbe dire per il modo in cui è morto. Una grande persona perbene che non aveva bisogno di benedizioni, a differenza di altri, laico ed ateo è morto e non c'e' bisogno di altri commenti oltre la commozione e la tristezza per la sua scomparsa sulla quale lui stesso ci avrebbe riso sopra con la sua ironia e il suo famoso cinismo. Dopo il suo ultimo film "Le rose nel deserto" nel 2006, la sua capacità di analisi della società italiana, presente nelle sue opere, l'aveva di recente riservata alle sue uscite pubbliche in parte incoraggiando i giovani e, dall'altra parte, analizzando con tristezza la deriva del nostro Paese. "Viva voi, viva la nostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro. Dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla libertà", parole pronunciate al no B day nel dicembre scorso a Piazza San Giovanni. Ha preso parte al Viola Day di febbraio, è stato a Montecitorio con i colleghi per protestare contro i tagli al Fus. Una delle ultime apparizioni televisive con una video intervista a Raiperunanotte, la trasmissione di Santoro dal Pala Dozza di Bologna, in cui ha avuto parole dolorose ma vere e senza infigimenti sulla situazione della società italiana e sugli italiani di tutti i tempi, lasciandoci una sorta di testamento spirituale dove rappresenta gli italiani come pavidi, sempre in attesa di un capo che promette e che li guidi, ai tempi di Mussolini ieri come ai tempi di Berlusconi oggi. Cittadini vessati dalla speranza, iniettata per placare gli animi e ritardare il momento della riscossa, la speranza come una trappola: "se sei precario torna a casa, vedrai che poi ti riassumeremo. Prega e spera, inutilmente fino alla fine".
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